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San Rocco - Origini

Del presente articolo è autore o curatore il dott. Rocco Panuccio, cultore di storia locale ed esperto in beni storico-artistici e culturali. Ogni riproduzione, anche parziale (citazione diretta), è vietata senza espressa autorizzazione ed ogni utilizzo di notizie (citazione indiretta) senza citarne la fonte costituisce condotta sleale e grave disonestà intellettuale.

Non è possibile stabilire con precisione l’origine del culto a San Rocco. Lo si può fare con approssimazione in base a delle considerazioni precise. Nel luogo dove oggi sorge la nostra chiesa patronale sorgeva quella di San Giorgio, originario santo patrono di Scilla, che tutt’oggi da il nome al principale quartiere cittadino. Verso la fine del XV secolo e i primordi del XVI, dopo essere scampati ad una tremenda epidemia di peste, gli scillesi, grazie ai rapporti commerciali intrattenuti con Venezia, vennero a conoscenza della presenza, proprio nella città veneta, dei resti mortali di San Rocco, santo protettore contro la peste, individuando in Lui l’intercessore che portò Scilla a scampare dal terribile flagello. Fu proprio questa certezza che portò gli scillesi ad introdurre il culto al santo Romeo, trasportando la statua in marmo che ancor oggi possediamo (or è tradizione qui in Scilla, che questa immagine sia venuta da Venezia, e ciò per le relazioni commerciali in cui si trovavano con la Regina dell’Adriatico i nostri antenati, i quali trasportavano colà ed olii e sete grezze ed altre merci di queste nostre contrade, e di là spesso riportavano e dipinti e marmi ed altri oggetti preziosi, per decorare le nostre chiese – Canonico Giovanni Minasi) ed elevandolo a patrono principale della città.

I documenti più antichi che testimoniano l’esistenza della chiesa diSan Rocco a Scilla sono i testi redatti da mons.Annibale D’Afflitto, Arcivescovo di Reggio, relativi alla sua prima visita pastorale della diocesi compiuta nel 1594. Arrivato a Scilla, fra le altre chiese, visitava quella di San Rocco dove era presente anche una Confraternita dedicata al Santo francese: “est Confraternitas sub vocabulo S. Rochi”. Negli atti non vi sono formule come nuper fundata – nuper erecta, usate per indicare edifici eretti di recente. Inoltre, grazie agli stessi,sappiamo che all’epoca era Cappellano della chiesa e della Confraternita il sacerdote Antonio Romano. Nel 1738 iniziarono i lavori per la costruzione di un nuovo tempio che terminarono nel 1751. Un officio di San Rocco, stampato a Roma presso la tipografia Camerale nel 1745, dichiarava San Rocco patrono principale della città di Scilla ed il rito della festività “doppio di prima classe con l’ottava”. Nel 1880, la Curia di Reggio Calabria permetteva che fosse ristampato il predetto officio. Subiti gravi danni dal terremoto del 1783, sin dal 1862 si diroccò quasi una metà dell’antica chiesa ingrandendola e dandoleforme architettoniche più eleganti e decorandola di stucchi e di marmi.L’alba del 28 dicembre del 1908, un’altra terribile catastrofe sismica colpisce, fra gli altri, il nostro amato tempio patronale, distruggendo la facciata e il tetto. La zona absidale e le mura perimetrali rimasero in piedi e si restaurò alla meglio ricostruendo il tetto interamente in legno, e la facciata, ribassata di molto, in cemento armato con due piccoli torri campanarie una delle quali possedeva sulla faccia principale un orologio.



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