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Piano Pastorale

Vita della Comunità
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Chi siamo Ministranti

Ci presentiamo

 

CHI E' IL MINISTRANTE

 

 

Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell’unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole. 1 Corinzi 12,4-11

 

Rinati da un solo battesimo, tutti esercitiamo il medesimo ed unico sacerdozio di Cristo e siamo chiamati alla ministerialità generale della Chiesa. D’altra parte nessuno può ignorare che la varietà dei doni indica implicitamente la loro complementarietà; ciascuno con i propri limiti, ma coscienti del dono ricevuto, si deve aprire all’interrogazione che rende completo nelle sue varie manifestazioni il corpo del Signore, cioè la sua Chiesa. Ciascuno si deve riconoscere debitore all’altro, come realtà di una sola e medesima Chiesa.

Da qui emerge la corresponsabilità di tutti nella Chiesa. Corresponsabilità, innanzi tutto, all’interno della comunità, per cui ognuno si fa sostegno dell’altro e porta i pesi del fratello, poi si allarga al mondo intero ed è invitato all’annuncio del Cristo risorto!!!
Il termine “ministrante” deriva dall’italiano ministro, quindi dal latino minister cioè minuster che significa letteralmente il minore tra. Viene normalmente tradotto con il termine “servo” o meglio come colui che si mette al servizio.
A questo punto sorge spontanea la domanda: “Il ministrante, cioè colui che si mette al servizio, a chi serve? a chi mette a disposizione il proprio servizio?” Per rispondere a questa domanda dobbiamo porcene un’altra: “Quando il ministrante agisce?” A questa domanda è più facile rispondere poiché ci può vedere impegnati durante qualsiasi azione liturgica e quindi qualsiasi celebrazione.

Adesso rimane da capire chi è il soggetto che celebra!!!! Grazie alla consapevolezza che siamo rinati dal Battesimo, possiamo dire che il soggetto celebrante è l’assemblea dei fedeli, meglio la comunità!!! Quindi il ministrante serve l’assemblea.
Ma cosa significa servire? Il servire non è collegato ad uno stipendio, ad un benessere raggiungibile: servire la Chiesa significa seguire l’esempio di Gesù Cristo, il quale è morto crocifisso. Anzi servire è uguale al dare la vita (Mc 10,45): “Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Ora anche la Chiesa, se vuole essere vera, non può che (Fil 2,5): “avere in sé gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”. Gesù Cristo è stato il servo fedele, noi tutti siamo sempre molto limitati nella nostra fedeltà, ma siamo chiamati a seguire il suo esempio, e cioè a servire, piuttosto che cercare di farci servire.

È bene chiarire alcuni aspetti indispensabili per non tradire il servizio stesso.
1. Prima di tutto occorre avere spirito di servizio. Gesù ce ne dà un esempio chiaro quando lava i piedi degli apostoli (Gv 13, 1-17). Si tratta di essere disponibili per gli altri. Gli altri sono i fratelli e Dio stesso: il comandamento deve prendere le nostre energie, il nostro tempo e mette tutto a disposizione del bene. Questo è frutto dello Spirito di Cristo. Vorrei insistere su un altro tipo di spirito: quello della comunità che servi. Non si può agire come si vuole, nella scelta dei gesti, delle preghiere: Siamo a servizio di una comunità che bisogna conoscere per la sua cultura, per lo spirito cristiano che possiede e per le sensibilità artistiche di cui è dotata. Si serve una comunità e bisogna aiutarla ad entrare in relazione con Dio, a sentire la gioia della preghiera, a rendersi conto delle realtà che si celebrano.

2. Il ministrante, poi, non deve mai mettere al primo posto la quantità, bensì la qualità, non i riti, ma il cuore. Gesù diceva (Mt 6,7): “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole”. E si potrebbe aggiungere alle parole anche tutto quello che è rito esteriore, mancante di spirito. Non andiamo in chiesa solo per fare inchini perfetti, andiamo in Chiesa per mettere il cuore, l’intelligenza, il corpo, la fantasia a contatto con Dio. La qualità della nostra preghiera è prima di tutto interiore, e poi di forme, di riti, di quantità.

3. Per questo occorre sfuggire ogni esibizionismo, ogni tentativo di mettersi in mostra, per raggiungere una realizzazione personale. Sarebbe il servire come fanno gli uomini e non come ha fatto Gesù Cristo. “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini.” (Mt 6,5). L’esibizionismo è una malattia comune.

4. Infine ogni ministrante deve ricordarsi di essere esempio, anzi animatore della preghiera. Tutti coloro che vengono in Chiesa, desiderano pregare, ma in mezzo all’assemblea ci sono sempre alcuni fedeli che sono “segno” della preghiera. Essere segno di preghiera significa che i ministranti devono collaborare a creare l’ambiente, a vivere la relazione con Dio, a sentire il gusto della preghiera. Il ministrante è chiamato, anche ad educarsi in un duplice ambito:
- quello della vita spirituale;
- quello della “professionalità” tecnica.

I ministranti si devono rendere conto che prestano servizio nella azioni più sacre della Chiesa, dove il rapporto con Dio, l’azione di salvezza di Cristo è manifesta. Non per niente il Concilio
Vaticano II nella Costituzione sulla sacra liturgia dice che la liturgia è “il vertice e la fonte” della vita cristiana. E meglio ancora nella Sacrosanctum Concilium (2,10) la liturgia “edifica quelli che sono nella Chiesa in tempio santo del Signore…, irrobustisce le loro forze per predicare il Cristo…, mostra la Chiesa come segno innalzato sui popoli… realizza la santificazione dell’uomo”. Per svolgere un servizio liturgico, occorre educarsi allo spirito liturgico, che significa:
- Educare alla vita sacramentale, specialmente alla Eucarestia ed alla Penitenza, con una catechesi continua, completa;
- Educare all’amore per il servizio liturgico, per la preghiera: che è un servizio di amore a Dio e ai fratelli;                
- Educare alla pietà, all’ascolto della Parola.

All’interno della liturgia ogni ministrante ha una sua funzione, in questo caso funzione è sinonimo di competenza. Competenza per ogni servizio, ma anche competenza liturgica. Si perdonano volentieri gli errori tecnici, purché la liturgia sia celebrata nella verità. Ci si può buttare con entusiasmo in un servizio e poi, una volta fatta l’esperienza, accorgersi che bisogna acquisire una competenza maggiore. È giusto essere esigenti verso coloro che assicurano un servizio, è questione di serietà!

Adesso un augurio… che la liturgia possa essere ed ispirare la vostra vita… che il vostro ministero liturgico sia per Cristo, con Cristo, in Cristo, nell’attesa che si compia la beata speranza… che venga il nostro Salvatore Gesù Cristo!!!

Con l’invito a vivere la liturgia intorno all’altare dove è viva e manifesta la presenza di Gesù.

Chi è il Ministrante?


A volte noi ministranti non abbiamo le idee ben chiare sul vero e proprio simbolismo e significato della parola stessa..Chierichetto è un termine derivante dal latino clerum,  con il significato di "parte scelta". L'influsso della riforma liturgica ha portato a sostituire "chierichetto" con "ministrante", che viene dal latino ministrans,  colui che serve. Poiché entrambi hanno lo stesso significato, possiamo dire che, il ministrante è colui che assiste il sacerdote durante la celebrazione eucaristica.
Per svolgere al meglio il suo servizio, il ministrante, deve avere delle doti particolari e deve assumere dei giusti atteggiamenti.
-  Il ministrante indossa una veste, per dire a tutti che è pronto a servire. 
-  Il ministrante è un “attore”, non perché è al centro dell’attenzione o perché attira su di sé gli sguardi   degli altri, ma perché è una persona attiva, che agisce, sempre pronto a servire il sacerdote.
 - Il ministrante non è mai distratto, ma è interessato nel partecipare alla Santa Messa, perché sa dove si trova e sa con Chi si trova.
Non può essere quindi indifferente e/o scocciato.
-  Il ministrante sa trarre dall’Eucaristia il coraggio e la forza necessari per vivere da cristiani autentici, e per testimoniare dappertutto l’amore di Dio per ogni creatura.
 -  Il ministrante sa trovare la forza per essere ministrante: lo Spirito Santo.
l ministrante è l’amico di Gesù. Il punto culminante dell’amicizia con Gesù è il servizio alla celebrazione della Messa.
-   Una dote fondamentale del ministrante è essere un ragazzo disponibile:
siamo ministranti perché imitiamo Colui che ci ha servito;siamo ministranti perché Gesù attraverso la Chiesa (il nostro sacerdote) ci chiede di servirlo.
Il ministrante è un ragazzo come tanti altri: fa le cose che fanno tutti, però è diverso dagli altri perché ha capito che non si fa il ministrante, ma si è ministrante!
Il ministrante, prima grande tappa del servizio all’altare, deve possedere questi requisiti:

- Deve aver fatto la Prima Comunione
- Essere costante partecipando agli incontri e disciplinato alle riunioni e al servizio
- Avere il permesso dei genitori.

Ma, oltre questo, il ministrante deve conoscere:
-  Le diverse parti della chiesa e gli oggetti che vi si trovano
-  Che cosa è l’altare
-  I vasi e i lini sacri e i diversi oggetti necessari per la celebrazione della messa
-  Le vesti liturgiche, il loro colore ed il loro significato
-  Il senso della celebrazione eucaristica nelle sue diverse parti

Anche il suo modo di servire deve possedere determinate caratteristiche:
-  Deve saper stare decentemente in chiesa
-  Essere educato in chiesa e con gli altri
-  Conoscere i gesti liturgici: genuflessione ed inchini: perché, quando e come
-  Conoscere il ruolo del ministrante alla messa
-  Saper servire per bene anche alle altre funzioni: battesimo, matrimonio, esequie

Attenzione però, non basta essere un buon ragazzo per diventare subito ministrante. Occorre anzitutto un sincero desiderio di servire il Signore, il Sacerdote, l’intera comunità…; è necessaria la vocazione, la chiamata di Dio! Gesù può chiamare un ragazzo, un giovane ad essere ministrante quando va a catechismo, quando prega, quando ascolta la Bibbia, e può chiamarlo attraverso un compagno, il catechista, una suora, un sacerdote, i genitori…
Non si può fare il ministrante per mettersi in mostra, per fare bella figura.
Al sincero desiderio del cuore si devono aggiungere altre buone qualità: la serietà, il senso del servizio, la puntualità, l’ordine. Troppo difficile? Pensa se una mattina il panettiere non si svegliasse perché non ha voglia, o il contadino si dimenticasse di dare da mangiare ai suoi animali, o l’infermiere non trovasse più le garze o i cerotti per medicare urgentemente un malato o il sacerdote decidesse di non celebrare la messa perché è troppo impegnato…
Quindi impegnati a svolgere quest’ importantissimo servizio e a partecipare a tutti gli incontri settimanali per la formazione del ministrante.

 

COSA VUOL DIRE ESSERE UN MINISTRANTE?

 

Per rispondere alla domanda è necessario capire che cosa spinge molti bambini, ragazzi e adulti della nostra comunità ad essere Ministranti. La scelta che hanno preso non è banale come si potrebbe credere. Anzi, li pone di fronte ad una serie di impegni che costano fatica, dedizione, rinuncia. Il ruolo del Ministrante non è, come alcuni possono pensare, solo quello di presenziare durante la Messa, come fosse una decorazione.
Pochi sanno che, in realtà, il Ministrante deve:
- impegnarsi nella preparazione delle celebrazioni: ciò vuol dire essere sempre puntuali,
perché noi dobbiamo sempre essere in Sacrestia almeno mezz’ora prima dell’inizio della
celebrazione; egli deve essere responsabile, preciso e avere la necessaria preparazione per
conoscere i riti delle varie liturgie, gli oggetti sacri necessari alla celebrazione.
- dare sempre la propria disponibilità a partecipare con atteggiamento serio e maturo alle
celebrazioni.
- essere costantemente presente alle periodiche riunioni che vengono tenute per approfondire
le nostre conoscenze e per organizzare le varie celebrazioni; perché come gli sportivi si allenano duramente per avere i risultati migliori, così anche il Ministrante deve “allenarsi” ed essere sempre preparato al meglio.
Il compito non è quindi semplice, ma proprio coltivando i valori dell’impegno e dell’obbedienza
agli insegnamenti di Gesù, possiamo essere veramente degni di svolgere l’importante ruolo a cui siamo chiamati: quello di SERVIRE. Il servizio è un compito speciale che Gesù ci chiama a
realizzare per trasmettere alla comunità il rispetto e l’affetto che nutriamo nei Suoi confronti. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga, dice il Signore”. È per questo che servire non significa solamente svolgere meccanicamente una serie di azioni, ma capire il significato di tali gesti e credere veramente in ciò che si sta facendo. Così facendo noi abbiamo la possibilità di vivere più profondamente la nostra Fede, in quanto conosciamo il vero significato dei nostri gesti, dedicando tutta la nostra attenzione alla concretizzazione della Gloria di Dio.
L’amore per Gesù e l’ascolto della Sua Parola, ci aiuta a fare in modo che il nostro gruppo sia molto affiatato. Infatti, nonostante le notevoli differenze di età, sappiamo vivere felicemente il tempo che trascorriamo insieme, rispettandoci, stimandoci e aiutandoci, perché ognuno si configura come un tassello insostituibile del nostro variegato mosaico. Ascoltando le indicazioni dei più grandi e imitando il loro esempio, i bambini, imparando a servire, imparano anche a crescere conservando i valori fondamentali del messaggio cristiano, e i più grandi imparano dai più piccoli ad avere sempre nel cuore la gioia del servire Gesù e la Comunità.

 

I valori del Ministrante

 

I valori del Ministrante sono: Amicizia, Competenza, Esempio, Fedeltà e Gioia.

Amicizia: la prima qualità del Ministrante è un forte spirito di amicizia, (Gesù ci ha chiamato amici); importante che nel Gruppo Ministranti ci sia uno spirito di amicizia, che si stia bene insieme, che ci si voglia bene. Essere amici ci aiuta anche ad essere uniti e ciò migliora il nostro servizio ci si capisce, ci si aiuta, si costruisce qualcosa di buono.

Competenza: è saper fare al meglio il proprio servizio. Il Ministrante sa cosa deve fare e quando farlo, perché sa che un buon servizio è un offerta a Dio e un regalo a tutta la comunità cristiana. Tutto ciò non significa che il Ministrante sa tutto, ma può capitare di non sapere come comportarsi in una situazione o dimenticarsi qualcosa; è in queste situazioni che il
Ministrante chiede,informa, senza vergogna o paura. Chiede a chi ne sa di più (responsabili) ed impara. La competenza non scende dal cielo come dono, è necessario imparare, provare e pian piano si diviene competenti nel proprio servizio.
Esempio: Il Ministrante è un esempio per tutti se compie bene il suo servizio. Essere di esempio non significa mettersi in mostra, farsi vedere per vantarsi. Si è di esempio quando si compie bene il proprio servizio; ma esempio non finisce sulla porta della Chiesa, anche nella vita di tutti i giorni il Ministrante si comporta come chi ha posto al centro della propria vita e del proprio interesse Gesù e gli altri.

Fedeltà: è la qualità principale del Ministrante. Fedele è colui che è capace di assumere gli impegni e svolgerli. Rispettare i turni partecipare alle riunioni è una forma di
fedeltà e di rispetto degli altri. Essere fedeli è un impegno che richiede la capacità di portare qualche peso. Facile è servire alle Messe solenni, più difficile essere presenti con costanza ad ogni messa o a quelle in orari più disagevoli.

Gioia: il Ministrante vive nella gioia che non è la semplice allegria, ma è il sapere che Gesù ci vuole bene, sempre anche quando sbagliamo. La gioia nasce dal cuore e dal sapere che la (nostra) vita è bella, perché è dono di Dio, perché siamo figli di Dio consacrati a lui nel battesimo. Il Ministrante vive di questa gioia ed è contento di servire il Signore, che è suo amico e maestro nella gioia e cerca di portare questa gioia a tutti.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 26 Ottobre 2010 10:01 )

 

Magistero

 

BENEDETTO XVI

 

Cari ministranti,
Sono felice che la mia prima Udienza dopo la vacanza nelle Alpi sia con voi ministranti e saluto con affetto ciascuno di voi. Più di 70 anni fa, nel 1935, ho incominciato come ministrante, quindi un lungo tragitto su questo cammino. A voi, cari ministranti, desidero offrire, brevemente, visto che fa caldo, un messaggio che possa accompagnarvi nella vostra vita e nel vostro servizio nella Chiesa. Desidero per questo riprendere l'argomento che sto trattando nelle catechesi di questi mesi. Forse alcuni di voi sanno che nelle Udienze generali del mercoledì sto presentando le figure degli Apostoli: per primo Simone, al quale il Signore ha dato il nome di Pietro, suo fratello Andrea, poi altri due fratelli, san Giacomo detto «il maggiore», primo martire tra gli Apostoli, e Giovanni il teologo, l'evangelista, e poi Giacomo detto «il minore». Conto di continuare a presentare i singoli Apostoli nelle prossime Udienze, nei quali, per così dire, la Chiesa diventa personale. Oggi però ci soffermiamo su un tema comune: che genere di persone erano gli Apostoli. In breve potremmo dire che erano "amici" di Gesù. Lui stesso li ha chiamati così nell'ultima Cena, dicendo loro: «Non vi chiamo più servi, ma amici» (Gv 15, 15). Sono stati, e sono potuti essere, apostoli e testimoni di Cristo perché erano suoi amici, perché lo conoscevano a partire dall'amicizia, perché gli erano vicini. Erano uniti da un legame di amore vivificato dallo Spirito Santo. Possiamo intendere in questa prospettiva il tema del vostro pellegrinaggio: «Spiritus vivificat». È lo Spirito, lo Spirito Santo che vivifica. È lui che vivifica il vostro rapporto con Gesù, di modo che non sia solo esteriore: "sappiamo che è esistito e che è presente nel Sacramento", ma lo fa diventare un rapporto intimo, profondo, di amicizia davvero personale, capace di dare senso alla vita di ognuno di voi. E poiché lo conoscete e poiché lo conoscete nell'amicizia, potrete dargli testimonianza e portarlo alle altre persone. Oggi, vedendovi qui davanti a me in Piazza San Pietro, penso agli Apostoli e sento la voce di Gesù che vi dice: «Non vi chiamo servi, ma amici: rimanete nel mio amore, e porterete molto frutto» (Gv 15, 9.16). Vi invito: ascoltate questa voce! Cristo non l'ha detto solo 2000 anni fa; egli è vivo e lo dice a voi adesso. Ascoltate questa voce con grande disponibilità; ha qualcosa da dire ad ognuno Forse a qualcuno di voi dice: "voglio che mi serva in modo speciale come sacerdote diventando così mo testimone, essendo mio amico e introducendo altri in questa amicizia". Ascoltate comunque con fiducia la voce di Gesù. La vocazione di ciascuno è diversa, ma Cristo desidera fare amicizia con tutti, così come ha fatto con Simone, che chiamò Pietro, con Andrea, Giacomo, Giovanni e con gli altri Apostoli. Vi ha donato la sua parola e continua a donarvela , perché conosciate la verità, perché sappiate come stanno veramente le cose per l'uomo, e che quindi sappiate come si deve vivere in modo giusto, come si deve affrontare la vita affinché diventi vera. Potrete così essere, ognuno a modo suo, suoi discepoli e apostoli.
Cari ministranti, voi in realtà siete già apostoli di Gesù! Quando partecipate alla Liturgia svolgendo il vostro servizio all'altare, voi offrite a tutti una testimonianza. Il vostro atteggiamento raccolto, la vostra devozione che parte dal cuore e si esprime nei gesti, nel canto, nelle risposte: se lo fate nella maniera giusta e non distrattamente, in modo qualunque, allora la vostra è una testimonianza che tocca gli uomini . Il vincolo di amicizia con Gesù ha la sua fonte e il suo culmine nell'Eucaristia. Voi siete molto vicini a Gesù Eucaristia, e questo è il più grande segno della sua amicizia per ciascuno di noi. Non dimenticatelo; e per questo vi chiedo: non abituatevi a questo dono, affinché non diventi una sorta di abitudine, sapendo come funziona e facendolo automaticamente, ma scoprite ogni giorno di nuovo che avviene qualcosa di grande, che il Dio vivente è in mezzo a noi, e che potete essergli vicini e aiutare affinché il suo mistero venga celebrato e raggiunga le persone . Se non cederete all'abitudine e svolgerete il vostro servizio a partire dal vostro intimo, allora sarete veramente suoi apostoli e porterete frutti di bontà e di servizio in ogni ambito della vostra vita: in famiglia, nella scuola, nel tempo libero. Quell'amore che ricevete nella Liturgia portatelo a tutte le persone, specialmente dove vi accorgete che manca loro amore, che non ricevono bontà, che soffrono e sono sole. Con la forza dello Spirito Santo, cercate di portare Gesù proprio a quelle persone che vengono emarginale, che non sono molto amate, che hanno problemi. Proprio lì con la forza dello Spirito Santo dovete portare Gesù. Così quel Pane, che vedete spezzare sull'altare, verrà ancora condiviso e moltiplicato, e voi, come i dodici Apostoli, aiuterete Gesù a distribuirlo in mezzo alla gente di oggi, nelle diverse situazioni della vita. Così, cari ministranti, le mie ultime parole a voi sono: siate sempre amici e apostoli di Gesù Cristo!

 

 

GIOVANNI PAOLO II

 

 

Cari Fratelli e Sorelle! Cari giovani!
1. Piazza San Pietro è oggi la piazza della gioventù. Circa un anno fa, nel cuore del Grande Giubileo 2000, qui hanno trovato premurosa accoglienza i giovani provenienti da tutto il mondo per la celebrazione della Giornata mondiale della gioventù. Oggi questa piazza, che ospita la millesima udienza generale da quando la Provvidenza divina mi ha chiamato ad essere successore dell' Apostolo Pietro, si apre alle migliaia di ragazzi e ragazze, venuti da tutta I ‘Europa in pellegrinaggio alla tomba del Principe degli Apostoli.Cari ministranti! Ieri avete attraversato in lunga processione Piazza San Pietro per avvicinarvi all'altare della Confessione della Basilica. Così avete in qualche modo prolungato il cammino che i giovani del mondo hanno iniziato Nell'Anno Santo. Il motto del vostro pellegrinaggio nella Città Eterna «Verso il mondo nuovo» è segno della vostra volontà di prendere sul serio la vocazione cristiana.

2. Vi saluto con affetto, cari giovani, e sono lieto che sia stato realizzato questo incontro. In particolare ringrazio il vescovo ausiliare Martin Gachter, Presidente del «Coetus Internationalis Ministrantium», che mi ha rivolto a nome vostro parole tanto cordiali Mi rivolgo con gioia particolare ai ministranti dei Paesi di lingua tedesca, che compongono il gruppo numericamente più grande. E bello che tanti giovani cristiani siano venuti dalla Germania!Il vostro impegno all'altare non è solo un dovere, ma un grande onore, un autentico servizio santo. A proposito di questo servizio, desidero proporvi alcune riflessioni.Quella del ministrante è una veste particolar Essa ricorda un abito che ognuno indossa quando viene accolto in Gesù Cristo nella comunità Mi riferisco alla veste battesimale, della quale san Paolo chiarisce il significato profondo: «Poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,27).Anche se voi, cari ministranti, non entrate più nella veste battesimale, avete indossato quella dei ministranti. Sì, il battesimo  il punto di partenza del vostro «autentico servizio liturgico», che vi pone accanto ai vostri Vescovi, sacerdoti e diaconi (cft Sacrosanctum Concìlium, 11. 29,).

3. Il ministrante occupa un posto privilegiato nelle celebrazioni liturgiche. Chi serve la Messa, si presenta a una comunità. Sperimenta da vicino che in ogni atto liturgico Gesù Cristo è presente ed operante. Gesù è presente quando la comunità si riunisce per pregare e rendere lode a Dio. Gesù è presente nella Parola delle Sacre Scritture. Gesù è presente soprattutto nell'Eucaristia nei segni d pane e vino. Egli agisce per mezzo del sacerdote che in persona E7hristi celebra la Santa Messa e amministra i Sacramenti.In tal modo nella Liturgia siete molto più che semplici «aiutanti del parroco». Soprattutto siete servitori di Gesù Cristo, dell'eterno Sommo Sacerdote. Così, Voi ministranti siete chiamati in particolare a essere giovani amici di Gesù Impegnatevi ad approfondire e coltivare questa amicizia con Lui Scoprirete di aver trovato in Gesù un vero amico per la vita.

4. Spesso il ministrante tiene in mano una candela. Come non pensare a ciò che disse Gesù nel Discorso della Montagna: « Voi siete la luce del  mondo (Mt 5,14) Il vostra servizio non può  limitarsi all'interna di una chiesa. Esso deve irradiarsi nella vita di ogni giorno: nella scuola, nella famiglia e nei diversi ambiti della società. Poiché chi vuole servire Gesù Cristo all'interno di una chiesa deve essere suo testimone dappertutto.Cari giovani! I vostri coetanei  aspettano la vera «luce dei mondo» (cfr Gv 1,9). Non tenete il vostro candeliere soltanto all'interno della chiesa, ma portate la fiaccola del Vangelo a tutti coloro che sono nelle tenebre e vivono un momento difficile della loro esistenza.

5. Ho parlato dell'amicizia con Gesù. L»me sarei contento se da questa amicizia scaturisse qualcosa di più / Come sarebbe bello se qualcuno di voi potesse scoprire la vocazione al sacerdozio! Gesù Cristo ha un urgente bisogno di giovani che si mettano a sua disposizione con generosità e senza riserve. Inoltre, il Signore non potrebbe chiamare anche l'una o l'altra di voi ragazze ad abbracciare la vita consacrata per servire la Chiesa e i  fratelli?Anche per coloro che vorranno unirsi in matrimonio, il servizio da ministrante insegna che un ‘autentica unione deve sempre includere la disponibilità al servizio reciproco e gratuita.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 26 Ottobre 2010 10:02 )

 

Come si serve all'Altare - 1


L’Eucaristia e la sua celebrazione

 

  • Cos’è ?

“Eucaristia” viene dal greco e significa ringraziamento.  Con la celebrazione eucaristica, cioè la Messa, la Chiesa ringrazia Dio Padre perché ha salvato l’umanità inviando Suo Figlio Gesù in mezzo a noi per strapparci dalla morte e dalle grinfie del peccato.

Nella celebrazione eucaristica si ascolta la parola di Dio; inoltre, ripetendo le parole di Gesù nell’ultima cena e invocando lo Spirito Santo, il pane e il vino, pur restando alla vista sempre gli stessi, divengono veramente il Corpo e il Sangue di Cristo.

 

  • Cosa bisogna preparare

  •  
    • In sacrestia

    • In presbiterio

  • Gli abiti del Sacerdote (o dei Sacerdoti): camice (e cingolo), stola, casula
    Gli abiti del Diacono (se presente): camice (e cingolo), stola diaconale o dalmatica
    Gli abiti dei ministri : camice (e cingolo)

    Su di un tavolino: calice con patena, pisside con particole (se richieste), purificatoio, corporale, ampolle di acqua e vino, brocca con bacinella e asciugamano, piattello o tovaglia per la comunione

    Sull’altare: messale, ceri accesi

    Sull’ambone: lezionario opportuno, preghiera dei fedeli (se richiesto)

    Alla sede: messale, microfono (wireless= senza filo, se richiesto), foglio della domenica (se disponibile)

  • Come si struttura la celebrazione

La messa è strutturata in quattro parti principali :

  •  
    •  
      • I riti di Introduzione : servono ad introdurre i fedeli alla preghiera e a celebrare bene la liturgia che si sta per compiere, comprendono il segno della croce, il saluto del Sacerdote, la domanda di perdono, il “Gloria” (nelle feste e solennità) e l’orazione.

      • La liturgia della Parola : è formata dalla lettura della Parola di Dio, il Salmo responsoriale, il canto al Vangelo (alleluia), il Vangelo, l’omelia, il “Credo” e la preghiera dei fedeli.

      • La liturgia Eucaristica : comprende la presentazione dei doni all’altare, la purificazione del Sacerdote, l’orazione sulle offerte, il prefazio (= preghiera di lode al Padre ), la preghiera eucaristica ( la consacrazione del pane e del vino), il Padre Nostro, la preghiera per la liberazione dal male, la preghiera per avere la pace, lo scambio di pace, l’Agnello di Dio, la comunione e l’orazione dopo la comunione.

      • I riti di Conclusione : sono costituiti dal nuovo saluto del Sacerdote («Il Signore sia con voi»), dalla benedizione e dall’invio in missione («andate in pace»).

  • Come si serve

 

  • In sacrestia : si indossano le vesti appropriate e si distribuiscono gli incarichi di servizio per la messa.

  • Processione di ingresso :

    • In caso di messa solenne aprono i ministranti con turibolo e navicella (navicula), la croce con affianco i ministranti candelieri, dietro tutti gli altri ministranti e per ultimo il sacerdote.

  •  
    • Quando non è messa solenne aprono i ministranti in fila per due, seguiti da eventuali ministri e dal sacerdote che chiude la processione

Giunti all’altare :

  •  
    • In caso di messa solenne a due a due i ministranti fanno l’inchino e vanno ad occupare il posto che il loro compito prevede. Chi porta il turibolo e la navicella si mette a destra dell’altare e attende il sacerdote per l’incensazione dello stesso; terminata l’incensazione il ministrante riprende il turibolo e lo porta via.

  •  
    • Quando non è messa solenne se si serve in molti si seguono le indicazioni del “due a due” altrimenti ci si dispone in riga davanti all’altare e si attende il sacerdote per l’inchino. Poi, prima di prender posto,  si da spazio al sacerdote che fa la riverenza alla mensa e si va a posizionare sulla sede.

  • Riti iniziali : se non è presente un leggio (come succede generalmente per le celebrazioni solenni ) si porge il messale al sacerdote avendo cura di fare un inchino ogni volta che ci si porta davanti a lui.

 

  • Alleluia e Vangelo :

    • In caso di messa solenne, all’alleluia, turibolo e navicella vengono portati davanti al sacerdote che deporrà il nuovo incenso nel turibolo. Dopo si dispongono davanti all’altare assieme ai due candelieri attendendo chi leggerà il Vangelo per l’inchino. Successivamente, dopo aver dato spazio al Lettore che si è posizionato sull’ambone, i due candelieri si mettono ai lati dell’ambone (davanti) e il turibolo con la navicella, che li seguono, dal lato destro del Lettore (dietro l’ambone). Passeranno a lui l’incensiere per l’incensazione dell’Evangelario dopo il saluto «il Signore sia con voi». Dopo il Vangelo tutti tornano al loro posto ricordandosi di fare ordinatamente l’inchino all’altare.

  •  
    • Quando non è messa solenne si attende, all’alleluia, che il sacerdote scenda dalla sede e che faccia un inchino alla mensa, seguendolo di lato. Dando precedenza al Lettore, massimo due ministranti lo seguono mettendosi ai lati dell’ambone (dietro al sacerdote).

  • Offertorio : dopo la preghiera dei fedeli, se bisogna accompagnare in processione i doni all’altare, un ministrante scende dall’altare (ricordo l’inchino…) e si dispone davanti o di fianco ai fedeli che porteranno i doni al sacerdote. Quando il sacerdote è pronto, si reca davanti all’altare e il ministrante con i fedeli che portano i doni lentamente lo raggiungono, fanno l’inchino e si dispongono al loro posto. Il sacerdote accoglierà i doni e li porgerà ai ministranti che li porteranno all’altare.

Preparazione dell’altare : se manca il diacono o un ministro cui spetta tale compito, il ministrante deve preparare l’altare. Si portano dal tavolino all’altare calice (con patena, purificatoio, corporale), pisside (se presente), ampolle con acqua e vino.
Dopo aver versato il vino e una goccia d’acqua nel calice (se non lo fa il sacerdote…), nel caso in cui ci sia l’incensiere, si porge il turibolo al sacerdote che dopo aver messo dell’incenso, procede all’incensazione della mensa. Se non c’è un apposito ministro o un diacono solo il ministrante del turibolo segue il celebrante che dopo aver terminato l’incensazione della mensa, porge l’incensiere al ministro che procede all’incensazione del sacerdote e poi a quella del popolo. Tutto si svolge tenendo presente gli inchini all’inizio e alla fine di ogni azione. Turibolo e navicella vengono poi portati via.

Purificazione del sacerdote : subito dopo l’eventuale incensazione sono pronti i due ministranti con la brocca, bacinella e asciugamano (LAVABO) per la purificazione.

  •  
    • Consacrazione : al canto del «Santo» i ministranti con il turibolo e le candele si recano davanti all’altare (se possibile) e quando il sacerdote stende le mani sulle offerte tutti si inginocchiano. Se richiesto il ministrante col turibolo può incensare tre volte il pane e il vino divenuti Corpo e Sangue del Signore. Al «Mistero della Fede» tutti si alzano vanno verso l’altare e dopo la genuflessione, il ministrante con il turibolo lo rimette al proprio posto, i ministranti con le candele si posizionano ai lati dell’altare (salvo diverse disposizioni).

    • Comunione : Quando il sacerdote va verso l’assemblea per comunicare i fedeli, lo seguiranno i ministranti con le candele (ricordarsi di far andare sempre il sacerdote avanti, perché con lui porta GESU’, e pertanto non dobbiamo mai metterci davanti a lui, lo stesso avviene per il ritorno dalla Comunione) e si dispongono ove il sacerdote distribuirà il Corpo di Cristo. In presenza di altri ministri (più d’uno) che distribuiscono la comunione, dovrà esserci un ministrante per ognuno di essi, con il piattello (se disponibile).

    • Purificazione dei vasi sacri : terminata la comunione, il sacerdote (o il diacono) purifica i vasi sacri con l’aiuto di un ministrante che gli porge l’ampolla dell’acqua. Dopodiché i ministranti riportano tutto in ordine sul tavolino e si mettono al loro posto affianco alla sede.

    • Conclusione : dopo l’invito del sacerdote «Preghiamo» il ministrante, nel caso di messa solenne,  porge il messale al celebrante e nel frattempo candelieri e crocifero si preparano ai lati.

    • Processione finale : dopo il congedo, tutti i ministranti si dispongono davanti all’altare in base al loro ruolo (come all’inizio) e attendono il sacerdote per l’inchino. Successivamente tornano in sacrestia ricordando, nel caso di messa solenne, l’ordine : turibolo e navicella, crocifero e candelieri, ministranti, sacerdote.

    • In sacrestia : col massimo ordine e rispettando il silenzio si ripongono tutti gli abiti nei vari armadi e si procede a rimettere al loro posto tutti gli oggetti sacri utilizzati.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 26 Ottobre 2010 10:02 )

 


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