Chiunque sia, il lettore/lettrice, nel momento in cui è chiamato a proclamare le letture nella Messa, si trova nella situazione del profeta Ezechiele (3,27): “Dice il Signore a Ezechiele: quando ti parlerò ti aprirò la bocca e tu riferirai a loro...”.
Il lettore ha la funzione di permettere alla Scrittura di ridiventare una Parola per oggi.
In Gesù la parola di Dio si è fatta carne: “il verbo (Parola) si è fatta carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
Mediante la sua voce il lettore/lettrice dà corpo al testo della Scrittura, svolge la funzione di profeta (colui che parla al posto di ...). Questo ci responsabilizza a vivere ciò che proclamiamo, a far diventare nostra carne la Parola che proclamiamo, per non attirarci il rimprovero di Gesù: “dicono ma non fanno”.
Tutto questo ci fa comprendere la nostra debolezza e fragilità: chi sarebbe degno e adatto a proclamare la Parola di Dio? (Dice Isaia: “Ecco un uomo dalle labbra impure io sono”).