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Economia e Lavoro

L'Europa non deve uccidere la nostra cultura

Già da tempo stiamo seguendo la problematica della crisi del settore della pesca e segnatamente il divieto di cattura, con l'attrezzo denominato "ferrettera", delle varie specie bersaglio tra cui il pesce-spada, alalunghe, aguglia imperiale, tonni e quant'altro. Al fine di comprendere meglio a livello europeo la problematica delle reti derivanti, usate dappertutto, la Commissione Europea, su impulso del commissario Maria Damanaki, ha indetto una pubblica consultazione aperta ai contributi, sia di privati cittadini quanto di pubbliche istituzioni e organizzazioni datoriali e sindacali. Siccome il termine per partecipare scade lunedì p.v., allo scopo di sensibilizzare gli enti locali della Costa viola e la Provincia, pubblichiamo il seguente contributo di Pietro Bova a cui va la nostra gratitudine per l’appassionata e competente analisi della problematica.

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Il 15 settembre p.v. scade il termine per inviare al questa competente DG dell'U.E. e nelle forme previste, possibili auspicati contributi in adesione alla consultazione pubblica indetta sulla piccola pesca con reti da posta derivanti.

E' stato chiarito che, l'obiettivo della consultazione è quello di aiutare la Commissione  a delineare un quadro generale del settore della piccola pesca con reti da posta derivanti e decidere se e come rivedere l'attuazione delle norme europee in questo settore.

A noi della Costa Viola (tratto di litorale in provincia di Reggio C. dell'Italia) tale problematica interessa per via della plurisecolare pesca notturna al pesce spada ed alla alalunghe (oggi praticamente scomparse dai nostri mari) con le reti derivanti denominate "palamitare" che interessavano le marinerie di Bagnara, Scilla e Palmi.

E' questo il momento di chiarire,  che l'attrezzo "Spadara", ingiustamente messo al bando in quanto erroneamente ritenuto responsabile della diminuzione degli stock ittici di pesce-spada, è una evoluzione della "Palamitara" usata sin dalla notte dei tempi!

Questo ultimo attrezzo, in quanto rapportato:

a)  alla linea di costa definita (Viola!), per la colorazione che assume il mare al tramonto;

b) all'elevato interesse a questo tipo di pesca della marineria locale;

c) all'estrema perigliosità delle infide correnti dello stretto che non consentivano grandi lunghezze quindi inferiori ai 2,5 Km oggi previsti;

 è nato sostenibile per definizione e,  a memoria di uomo, mai alcuna cattura accessoria si è registrata  quindi nessun tursiope o cetaceo delle varie specie si è impigliato nelle sue ridotte maglie.

A Voi è ben noto che le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e le misure  adottate dalle pertinenti organizzazioni regionali di gestione della pesca (quali la

GFCM, l’ICCAT, ecc.) da cui discendono i provvedimenti normativi dell'UE del '92  che inibiscono l'uso delle grandi reti pelagiche sono state influenzate, oltre che dalla cattura del tonno rosso,  dalla possibilità di catture accessorie di cetacei, tartarughe e quant'altro.

Ci viene data una ultima occasione per  chiarire e  informare che l'uso della "Palamitara", oggi definita con un termine omnibus "Ferrettera", vietata oggi al pari delle grandi  derivanti per la pesca al pesce spada, ha comportato  sempre un esiguo prelievo, assolutissimamente insignificante, dal punto di vista della compromissioni della sopravvivenza delle specie bersaglio (tonno, alalunga, pesce-spada, aguglia imperiale)  e che si tratta prima che di un fattore economico di una questione culturale e di compromissione di valori identitari ed il mancato esercizio di tale pesca notturna  ha avviato un processo di cancellazione della memoria storica e di una cultura marinara di cui era fortemente impregnata la nostra costa.

Se ci tolgono le radici che altro ci rimane per difenderci da tutte le  miserie incombenti specie in questo periodo di crisi? Si tratta quindi di un patrimonio immateriale da tutelare e difendere.

Il punto é che da secoli in questo tratto di costa é stata esercitata non solo la pesca notturna con quelle reti ma la "caccia" odiurna al pesce spada, producendo parimenti abbastanza letteratura a partire dalla descrizione di Polibio,  allo Xiphias di Vitrioli, ai servizi di Nunnari sulla Gazzetta del Sud, alle ricerche del giudice Sisci e di Serge Collet, a tanti servizi radiotelevisivi,  alla canzone di Modugno ecc, mentre per le altre marinerie è stata una scoperta recente ed esclusivamente  legata al fattore commerciale.

"Il pesce" per antonomasia è stato sempre quello, il pesce spada per l'appunto, raffigurato in ogni posto e indicativo, come "logo", di uomini di mare, pescatori,  pesca,  spacci e commercio legato ai prodotti della pesca.

L'Europa non può uccidere o cancellare la cultura e l'identità delle regioni degli stati membri e vanno compresi fino in fondo le reali motivazioni della riduzione delle catture di pesce-spada con gli altri attrezzi: per fare un esempio, a fronte del fermo delle "spadare" non si è assistito, per come ci si aspettava,  a nessuna pesca miracolosa con le caratteristiche "passerelle" (barche con avvistatore che pescano il pesce-spada di giorno) assistendo al fenomeno "strano" e da indagare del permanere sotto la superficie dell'acqua del prelibato pesce quindi fuori della portata delle "fiocine".

Questo basta a dimostrare che non sono le "Palamitare" (antico nome delle reti oggi definite ferrettare) a minacciare l'equilibrio degli stock ittici di pesce spada e che le motivazioni vanno rivolte altrove. Capisco che, oramai, c'è poco da aspettarsi e non si vogliono inseguire false illusioni ma, quantomeno, questa Europa,  si renda conto del grande danno commesso.

Addi 10.09.2013                                                                                                       Pietro Bova

Ultimo aggiornamento ( Sabato 14 Settembre 2013 21:39 )

 


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